Mostra fotografica – Vivaldi Jazz Fest 2026
Mostra Fotografica “TRAX”
Tutti i giorni da lunedì 22 a sabato 27 giugno 2026
Inaugurazione Mostra: lunedì 22 giugno 2026 – ore 18:00
Atrio Palazzo Cuttica – via Parma, 1 – Alessandria
Collettivo Fotografi Jazz Torino

Il Collettivo Fotografi Jazz Torino (CFJTo) nasce nel 2019 come esperimento di collaborazione tra alcuni fotografi appassionati di jazz che da anni ne ritraggono i protagonisti, tanto nei Festival più importanti quanto nei più piccoli club. Nella mostra “TRAX” le molte interpretazioni visive di tromba e sassofono lasciano immaginare un percorso veramente emozionante, che rimanda ai silenzi evocativi di Miles Davis e quelli impalpabili di John Coltrane, nell’anno dei rispettivi Centenari.
I fotografi del CFJTo vanno al di là della foto tecnicamente perfetta, con un racconto puntuale delle emozioni provate dai musicisti sul palco, cristallizzati in pause di riflessione o nella tensione gestuale degli assolo e dell’interplay: tutti siamo chiamati ad abitare questa mostra, fatta di colori brulicanti e di bianchi e neri affilati.
Marco Alessi, Antonio Baiano, Stefano Barni, Mamo Delpero, Carlo Mogavero – in rigoroso ordine alfabetico – sono i protagonisti di TRAX: istanti armonici che riportano in un’immagine la storia di tromba e sax, due strumenti quasi sineddoche dell’universo jazz.
Scriveva Helmut Newton “Non sono un artista, sono un fotografo”. Potremmo dissertare a lungo su questa querelle semantica, ma nel caso del Collettivo Fotografi Jazz Torino ci sembra che di arte ce ne sia davvero tanta. Non parliamo del cuore.
Lorenza Maria Cattadori
Fotografi del Collettivo

Marco Alessi
Da sempre appassionato di musica, e in particolare di jazz, ho iniziato lo studio del sassofono presso il Centro Jazz di Torino, proseguendo il proprio percorso formativo approfondendo armonia jazz e tecniche di improvvisazione.
Accanto all’attività musicale coltivo da tempo anche la passione per la fotografia, dedicandomi in particolare al reportage di concerti e manifestazioni musicali e collaborando con importanti festival jazz di Torino e provincia.
Negli ultimi anni ho collaborato con il “Torino Jazz Festival”, il “Moncalieri Jazz Festival”, il “Due Laghi Jazz Festival” di Avigliana, oltre a eventi e rassegne musicali a Chivasso, Asti, Alba, Fossano e in altre realtà locali.
Collaboro inoltre con riviste e web magazine specializzati.
Antonio Baiano
Napoletano del 1962, nel 1990 il lavoro mi porta a Torino. La passione per la fotografia, trasmessa da mio padre, si incontra con quella per la musica e, dalla fine degli anni ’90, comincio a fotografare i concerti della scena torinese. Dal 1998 al 2001 ho ricoperto il ruolo di fotografo ufficiale per la rassegna “Linguaggi Jazz” di Torino.
Ma è una mostra di Sebastião Salgado, ”Le mani dell’uomo”, a far nascere la mia passione per il reportage, a farmi comprendere l’importanza e la bellezza di fotografare le persone; personalmente vedo il reportage come un mezzo sia di esplorazione delle diverse identità culturali che di conoscenza delle tematiche sociali. Ho quindi formato le mie competenze in questo settore con i fotografi David A. Harvey, Kent Kobersteen, Ernesto Bazan, Tomasz Tomaszewski ed Alexandra Boulat.
La mia attività di fotografo di jazz è proseguita negli anni parallelamente all’attività di reportage; con altri fotografi italiani sono fra i fondatori dell’Associazione Fotografi Jazz Italiani (AFIJ) e con alcuni colleghi torinesi del Collettivo Fotografi Jazz Torino.
Ho pubblicato su “Musica jazz”, “All About Jazz”, “Repubblica”, “La Stampa”, “Collezioni Edge”, “Volontari per lo sviluppo” et alias.

Stefano Barni
Boomer torinese, con la musica nelle orecchie e la fotografia nel cuore da sempre. Autodidatta, non mi considero un fotografo, ma piuttosto un appassionato di belle note e scatti. Da venticinque anni inseguo il Jazz con continuità, a caccia di luci e ombre e, forse, ancor più di emozioni. Sono membro dell’Associazione Fotografi Italiani di Jazz (AFIJ) e co-fondatore del Collettivo Fotografi Jazz Torino (CFJTo).
La vera ricchezza che la macchina fotografica mi ha dato? I molti incontri straordinari accaduti durante questo viaggio, lo scambio di idee, le amicizie, l’essere parte di un mondo che da sempre mi affascina e ispira e, alla fine, il brivido di crearne una mia personale rappresentazione.
Tra i momenti straordinari rientra certamente l’avere vinto il premio internazionale Jazz World Photo 2026, con una fotografia della band jazz-core romana Zu.

Mamo Delpero
Torinese, figlio degli anni Sessanta, dai primi anni ’80 vivo la fotografia come una necessità, affiancando alla biologia evoluzionistica e alla professione accademica una serie di progetti fotografici a lungo termine. Per molti anni ho viaggiato in Asia e Africa, soprattutto in regioni segnate da conflitti e fragilità socioeconomica, documentando il rapporto tra le persone e il loro ambiente naturale e culturale. Negli ultimi 20 anni, il mio interesse fotografico principale si è spostato sulla musica. Come freelance e inviato di diverse testate specializzate, ho ritratto soprattutto la scena jazz in locali, eventi e festival italiani ed europei. Collaboro con “Ònthspace” uno spazio artistico internazionale e multifunzionale dedicato alle arti visive e performative. Il mio lavoro fotografico è stato esposto in Italia e all’estero e pubblicato su diverse testate.
Carlo Mogavero
La passione per la fotografia mi ha dato la possibilità di esprimere il mio lato creativo e intimo, messo un po’ da parte dalla mia professione di ingegnere nel settore delle telecomunicazioni. Mi piace sperimentare vari generi di fotografia: la fotografia di scena, di viaggio, il reportage, il paesaggio, lo still life.
Negli ultimi dieci anni mi sono dedicato assiduamente a raccontare per immagini il mondo del jazz, settore scelto non a caso in quanto il jazz è la mia seconda grande passione, a volte in sinergia, a volte in competizione con la prima. Mi piace cogliere tutto quanto ruota intorno a questo mondo: dal backstage al soundcheck, dagli assoli alle pause, dalle raccolte atmosfere dei jazz club alle giocose giornate dei grandi festival. Da alcuni anni collaboro con i direttori artistici dei festival, con i gestori dei locali e con alcuni magazine specializzati, cartacei e online. Dal 2020 faccio parte della redazione della rivista Moleart.
Le mie radici valdostane, ereditate da mio nonno Antonio Farinet, mi hanno spinto inoltre a raccontare la montagna, i grandi spazi e il mondo degli alpeggi dove ormai poche famiglie ancora portano avanti eroicamente la dura professione del malgaro. Ultimamente il reportage è il settore che più mi affascina e che cerco di approfondire per essere in grado di narrare le storie di persone, siano esse musicisti, pastori o personaggi di paesi vicini e lontani.



